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Chico Mendes: La sua vita

Nel 1944, nella foresta amazzonica, nel più giovane degli stati federali del Brasile, l’Acre, al confine con Perù e Bolivia, nasce Francisco “Chico” Alves Mendes Filho. Nasce nel seringal Porto Rico, nel comune di Xapurì. A nove anni già accompagna suo padre nella foresta. A undici diventa lui stesso raccoglitore di gomma a tempo pieno. Durante il giorno Chico incideva la corteccia della “siringa”, l’albero della gomma, e raccoglieva il lattice che da essa usciva. Di notte leggeva alcuni libri e si interessava delle notizie, con la lettura di giornali che riusciva a ricevere con il ritardo di settimane. La vicinanza di un militante di sinistra, che si era rifugiato nella foresta, gli permise di capire il significato di parole come sfruttamento e come lotta di classe. Arrivò una radio nel villaggio e grazie ad essa Chico riusciva ad aggiornarsi su quanto succedeva in Brasile e nel mondo. All’inizio degli anni ’70 in Acre iniziò a svilupparsi il movimento sindacale e Chico Mendes partecipò da subito alle sue riunioni e alle iniziative sindacali. La Chiesa cattolica ebbe un ruolo fondamentale nella crescita della figura di Chico Mendes. Negli anni settanta arrivano in Acre agricoltori e allevatori provenienti dal sud del Brasile. Iniziano a distruggere la foresta per lasciare posto a pascoli per il bestiame.

La conseguenza di queste ondate di “civilizzazione” fu quello di espellere decine di migliaia di famiglie dalla foresta, relegandole nelle favelas di periferia di Rio Branco, capitale dell’Acre, o in Bolivia. Era necessario difendersi. Si avvia così un’opera di organizzazione dei raccoglitori di gomma per resistere all’espulsione dalla foresta. Chico mendes gira per la foresta e invita i siringueiros ad organizzarsi nel sindacato. I popoli della foresta avviano forme di lotta non violente, partecipando agli “empates”, occupazioni di luoghi minacciati dal taglio e dalla distruzione della foresta. Assieme a queste prime forme di lotta, Chico Mendes si adoperò per diffondere scuole nei diversi villaggi, per avviare azioni di alfabetizzazione. La comunità internazionale coglie quanto sta avvenendo in Acre e a chiede al Governo brasiliano misure più severe contro gli incendi della foresta. La crescita del movimento di lotta contro la distruzione della foresta e per la salvaguardia delle comunità che vivono nella foresta pose con forza la scelta tra due opposti modelli di sviluppo: quello che puntava alla distruzione della foresta, alla sua “civilizzazione” per lasciare posto ai pascoli, alle strade, alle coltivazioni e, dall’altra parte, il modello di sviluppo che invece faceva della difesa della foresta la scelta centrale per garantire condizioni di vita, di creazione di lavoro e di sviluppo dell’economia in armonia con la natura. Nasceva quello che successivamente venne chiamato “Sviluppo sostenibile”. La lotta di Chico Mendes trovava un sostegno crescente nel mondo e raggiungeva primi risultati positivi. Tutto ciò venne vissuto come una minaccia per gli interessi dei grandi proprietari terrieri. Tentarono di intimidire Chico Mendes, con misure e minacce diverse. Ma non ci riuscirono. Fu così che si arrivò alla follia del complotto omicida, nella convinzione di bloccare la crescita di questo movimento democratico. La sera del 22 dicembre, otto giorni dopo il suo 44° compleanno, uno sparo nel buio lo colpì in pieno petto, nella sua umile casa di Xapurì. Il suo sangue si sparse per terra, ma il suo spirito rifiorì nei cuori di coloro che sognano e lottano per la difesa della foresta amazzonica, il polmone che garantisce a tutti gli abitanti della terra la possibilità di vivere.