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La foresta amazzonica

Il 40% della superficie delle foreste tropicali mondiali è rappresentato da un polmone verde conosciuto come Amazzonia: una delle aree più importanti sulla terra, al punto da contribuire a stabilizzare il clima non solo del Sudamerica, ma di tutto il mondo. Un territorio di sei milioni di chilometri quadrati, ricoperti dalla foresta equatoriale, per tre quinti in territorio brasiliano e per il resto a cavallo tra Perù, Bolivia e Venezuela. Attraversata dal Rio delle Amazzoni e dai suoi numerosi affluenti, con un quinto dell’acqua dolce del pianeta. Una zona che offre rifugio e riparo ad almeno il 10% di tutte le specie viventi conosciute.  Negli ultimi cinquant’anni la foresta è oggetto di un’aggressione che minaccia seriamente la sopravvivenza di questa inestimabile risorsa naturale del mondo. Attualmente la foresta amazzonica viene distrutta ad un ritmo impressionante: 15 ettari al minuto.


Le cause principali della sua distruzione sono:

  • La sostituzione della foresta con pascoli per l’allevamento di bestiame. La densità media è di un capo ogni ettaro di pascolo. Dopo una decina d’anni la fertilità del terreno si riduce drasticamente.
  • Le coltivazioni estensive, tra cui quelle della soia.
  • La costruzione di enormi bacini per la produzione di energia idroelettrica.
  • Lo sfruttamento estensivo del legname della foresta.


A 30 anni dalla morte di Chico Mendes siamo tutti più consapevoli che distruggere la foresta significa :

  • Aumentare le emissioni di anidride carbonica e accrescere l’effetto serra.
  • Minacciare la sopravvivenza di piante, animali, insetti unici.
  • Sottrarre una risorsa per la salute dell’uomo, visto che il 25% dei medicinali venduti nel mondo contengono sostanze naturali delle foreste equatoriali.
  • Impedire ai popoli della foresta di ricavare da essa le risorse per vivere e condannarli a immigrare nelle favelas delle grandi città e nel degrado sociale.